Punto e a capo: la linea democratica |
IL PUNTO: COS'È SUCCESSO NELLA SETTIMANA PASSATA Ciao , eccomi con la prima newsletter del 2026, iniziamo. Guardando a quanto accade in queste settimane nel mondo, in Iran, in Venezuela, emerge con chiarezza la difficoltà delle democrazie occidentali nel trovare una linea efficace e coerente di fronte ai regimi autoritari. Nel caso del Venezuela, gli Stati Uniti hanno adottato una strategia di rottura: pressione massima, azioni ostili dirette contro il Paese e operazioni mirate contro la leadership del regime di Nicolás Maduro. Una linea muscolare che non ha prodotto una transizione democratica e che ha finito per colpire soprattutto la popolazione, senza rafforzare davvero le forze democratiche interne. Questo approccio mostra tutti i suoi limiti. Ma l’alternativa non può essere nemmeno quella di accordarsi con il regime o di assistere semplicemente inermi alla repressione e allo svuotamento delle proteste. Deve esistere una via di mezzo, e quella via passa dal sostegno ai movimenti di liberazione nazionale: dal supporto politico alla società civile, dalla pressione diplomatica coordinata, dalla difesa dei diritti umani come asse centrale dell’azione internazionale. |
[L'arrivo di Maduro e la moglie Celia Flores negli Stati Uniti] |
In Iran, le proteste contro il regime si inseriscono proprio in questo spazio di ambiguità. L’apertura di canali di comunicazione tra Teheran e un emissario americano è, in sé, una buona notizia: dimostra che anche in un contesto di forte repressione e isolamento possono esistere margini di interlocuzione, senza che questo implichi una legittimazione politica del regime. Il problema, però, sta nel modo in cui questa dinamica viene accompagnata sul piano politico. Le parole di Donald Trump in difesa dei manifestanti iraniani appaiono chiaramente strumentali: non nascono da una reale attenzione per l’autodeterminazione del popolo iraniano, ma dall’interesse a indebolire ulteriormente il regime e ad accentuarne l’isolamento internazionale. Il sostegno ai manifestanti diventa così una leva tattica, non un impegno di principio. Eppure, proprio questa contraddizione deve insegnarci qualcosa. Il sostegno ai movimenti nazionali di liberazione è fondamentale e non può essere lasciato all’opportunismo delle grandi potenze. Dovrebbe diventare un elemento strutturale di una politica estera responsabile. Non è storicamente un tratto distintivo dell’azione internazionale italiana, ma dovrebbe esserlo: stare dalla parte di chi chiede libertà e diritti, senza avventurismi, senza cinismo, e senza rassegnarsi all’indifferenza. |
[Le proteste iraniane sono iniziate a causa della profonda crisi economica, ma si sono trasformate in ampie proteste anti governative] |
A CAPO: COSA TENERE D'OCCHIO PER LA SETTIMANA - Questa settimana ripartono i lavori dell'Aula. Mercoledì verrà in aula Piantedosi per un'informativa sulla vicenda riguardante Mohammad Hannoun. Giovedì invece verrà Crosetto per le comunicazioni sulla proroga della cessione di mezzi ed equipaggiamenti per l'Ucraina. Mercoledì invece si terrà una conferenza stampa sulle misure a sostegno della democrazia in Iran, organizzata dal senatore Sensi, insieme ad altre forze dell'opposizione. Presenteremo anche un atto parlamentare a riguardo.
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- Sabato 17 gennaio alle ore 10 al Circolo Caldara, in via De Amicis 17, a Milano, diamo il via alla seconda parte di Hey Milano. Dopo aver studiato come è cambiata Milano negli ultimi 15 anni, diamo il via a due mesi di assemblee e incontri diffusi, per mobilitare massa critica capace di inventarsi una nuova Milano. Ti aspetto
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